XX – Si Cresce

Stai simpatico a tutti, fuorchè a chi vorresti stare simpatico. Sei sereno con tutti, fuorchè con chi vorresti essere sereno. Sei amato da tutti, fuorchè da chi vorresti essere amato. Però sei simpatico, sei sereno, sei amato, sei felice.

Ripose il suo block-notes nel cassetto e tornò con lo sguardo sulla scrivania.

Ricopiava appunti. Appunti universitari. Aveva deciso di reiscriversi alla facoltà di ingegneria. A differenza delle altre non aveva test d’ingesso selettivi o cose paranoiche simili. Ti iscrivevi ed eri iscritto. Facile. Voleva cose facili. Avrebbe potuto iscriversi a lettere, filosofia o psicologia, dopotutto lo attizzavano molto viste le sue tendenze riflessive. Ma non voleva essere infuenzato. Lo studio della sua mente era un viaggio che voleva intraprendere da solo. Lo studio di se stesso era la sua arte, un’arte celata dietro i suoi scritti, i suoi pensieri, le sue canzoni. Già, aveva anche ricominciato a suonare e a scrivere canzoni, canzoni d’amore. Come quando aveva sedici anni. Come quando si innamorò per la prima volta. Dopotutto ogni volta che ti innamori è come la prima. Si era abituato alla mancanza di Kari, o meglio, c’aveva fatto il callo. Non puoi certo abituarti alla mancanza della tua felicità. La cercherai sempre. La desidererai sempre. E se essa è una persona, beh, aspetterai giorni sognanti e notti insonni prima di arrenderti perchè, dopotutto, lei è felice anche senza di te. Tu non lo sei, ma questo non importa.

In facoltà si era trovato una compagnia. Erano in una decina e ogni tanto facevano serate in campagna attorno ad un tavolo, a giocare a carte o giochi di società, oppure giochi alcolici, per passarsi il tempo. A Jacob piacevano molto quelle serate, lo aiutavano a pensare. Si divertiva a guardare quelle situazioni con un occhio esterno. Gli piaceva giudicarsi in quel contesto. Pensarlo in grande. Cercava di inserirlo nelle scene di un film, uno di quelli leggeri, dove un ragazzo ama una ragazza, e per quelle due ore di proiezione cerca di trovare il coraggio di rivelarsi. Siamo codardi noi uomini. Jacob non si sentiva codardo. Era coraggioso, pensava.

In verità era coraggioso con tutti fuorchè con chi volesse essere coraggioso.

Prese fuori il block-notes nuovamente e annotò.

E’ difficile essere se stessi, soprattutto quando temiamo di essere giudicati. E ancor di più quando a giudicarci è la nostra felicità. Non riesci essere te stesso con la felicità. Ti sentirari sempre inferiore, immeritevole di essa. E lei non aspetta altro. Non vede l’ora che tu la ritenga superiore per andarsene. Non vuole di certo stare con persone inferiori a lei. Vuole stare bene con te, come te staresti con lei, alla pari. Il mio problema principale è che non so vivere con la felicità al mio fianco. Non sarei me stesso. Starei sempre attento a non sembrare un pazzoide schizzofrenico. Mi deconcentrerei. Nonostante tutto penso di meritarmi di essere felice. Penso che tutti si meritino di essere felici. Purtroppo ci riescono solo quelli che sanno vivere con lei. La trattano bene, si fanno vedere sicuri. Fanno quasi finta che senza di lei loro sarebbero felici uguali. Che siano loro a sceglierla tra tante perchè ha una qualche qualità in più. E lei si sente privilegiata.

Ma come puoi essere felice senza felicità?

Già.

Sai come devi essere per conquistare la felicità. Lo sai benissimo. Sicuro, allegro, deciso e tutte quelle belle qualità che, non ti appartengono, ma è così facile fingere che siano tue che è come se ti appartenessero. Tutte quelle qualità che ti dà lei.

Se si è felici bisogna stare molto attenti. Basta un passo falso per ritrovarsi nei meandri tristi dell’insicurezza. E da lì la strada è veramente ardua per riconquistare la felicità.

Sto cercando di essere felice senza felicità, così da poterla sedurre ed essere di nuovo felice. Perchè la felicità è bella. Ce la meritiamo. Io me la merito…

Ripose quelle righe nuovamente nel cassetto. Prese la borsa e si incamminò verso casa di Jack, uno dei nuovi compagni.

Jack era come lui, con un po’ meno depressione alle spalle, e un po’ meno problematiche interiori, nonostante avesse perso il padre. Voleva fare lo scrittore, e questo a Jacob piaceva molto. Ogni tanto parlavano di letteratura, grandi classici, e spesso si ritrovavano a pensare a cose astruse come quelle in testa a Jacob. Quella sera si sarebbero incontrati con gli altri a fare le solite cose.

Jacob era felice. La felicità era lontanissima da lui e la bramava enormemente.

Ma era felice comunque.

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XIX – Ma oggi no, oggi insistono là fuori.

Non ci crederai Katherine, ma sono solo. Anzi, a questo ci crederesti anche, alla fine lo ripeto ogni giorno. Il fatto è che sono ancora solo. Questa è la cosa strana.

La gente festeggia gli anniversari del loro amore, io festeggio gli anniversari della mia solitudine. “Che cosa triste” diresti tu, probabilmente. Ti dico, lo è, perchè pur non sapendo il significato della vita, sono piuttosto certo che non sia stare da soli. Come dice Alex: “La felicità è vera solo se condivisa”. Io ci credo molto in questo detto, credo nella condivisione, nelle relazioni, e probabilmente credo a tutto ciò che il mondo giudicherebbe eticamente corretto in questo ambito del relazionarsi.

Comunque sono solo e ho imparato a stare da solo. La cosa ancora più strana è che se qualcuno mi chiedesse “Perchè sei solo?”, io senza esitare troppo risponderei “Perchè sono innamorato.”. Sembrano l’opposto quasi, amore e solitudine, come possono coesistere?

Sono convinto che la solitudine forgi il carattere, chi sta bene da solo sa stare bene anche in compagnia. Oltretutto credo che, spesso, chi sta bene in compagnia non riesce d’altra parte a stare bene da solo. Il che è bellissimo, siamo tutti diversi, ed ognuno ha il suo mondo, magnifico.

Amore e solitudine. Alla fine stare da solo rende molto più misterioso il tuo essere al mondo, è una cosa solo tua, nessuno è dentro di te, neanche te lo sei. Sei quindi una scatola anonima, con dentro qualsiasi cosa: pensieri, opinioni, pareri, etiche, credi, risposte e domande. Tutto dentro di te, si sviluppa e cresce come erba. Si formano campi e prati verdi radicati dentro te, puoi potarli, ma loro ricrescono sempre più rigogliosi.

Ti crei il tuo paradiso interno. Vai a spasso per quei prati, annusi i fiori, c’è il sole e stai bene. Io ho imparato a stare bene Katherine, stare bene in solitudine, senza spalle o bastoni. Cammino per quei prati verdi interrogandomi sempre sul come siano cresciuti. Chi li ha piantati lì? Io non lo ricordo. Ricordo solo che cammino qui in mezzo da quando sono vivo. Vuol dire che c’erano già questi prati? Prima che io esistessi? Com’è possibile? No, non ci credo, non possono essere nati dal nulla.

Mentre mi chiedo tutte queste cose qualcuno prende in mano la mia scatola. La scuote un po’ per capire cosa ci sia dentro. Io all’interno mi scombussolo, cado per terra, nulla di grave. Questo scombussolare mi spegne il sole, diventa notte. La luna spunta e mi fa un po’ di luce, ma non mi basta. Accendo una candela e mi metto a sedere guardando il cielo.

Mi innamoro di quel cielo, di quel blu misterioso, delle mille luci stellate, della luna, delle sue macchie, della Chiara luce rassicurante che emana. Ogni tanto appaiono stelle cadenti, esprimo desideri che non si avvereranno mai. Fuori bussano, cercando di aprire la scatola, ma è dura e sicura, quasi invalicabile.

Il mondo scuote, trema, io barcollo un po’, ma tanto sono a sedere, non mi può succedere nulla. Di solito questo terremoto si ferma all’improvviso, io mi ricompongo, torna il sole, spengo la candela e continuo a fischiettare camminando e interrogando.

Ma oggi no, oggi insistono là fuori.

All’improvviso vedo due occhi, due occhi bellissimi, si sposano con la luna, sfumature di colore fantastiche. Li vedo, mi innamoro, li vorrei toccare, sono dolcissimi, così teneri e innocenti.

Provo ad alzarmi, il mondo trema sempre di più. Alzo le mani al cielo come un bambino che tenta di farsi prendere in braccio per essere coccolato. Mi spingo in punta di piedi, quasi li sfioro. Intanto mi viene da piangere, ho gli occhi lucidi dalla gioia, un’emozione bellissima. Faccio un sospiro di pace e cerco di darmi un’ultima spinta per afferrarli.

Maldestro, prendo contro alla candela che illuminava il mio stare solitario. Questa cade, il fuoco attichisce, l’erba s’infiamma. Io mi distraggo, cerco di spegnere quelle fiamme inaffrontabili che divampano ovunque. La luce del fuoco abbaglia gli occhi magici che si allontanano chiudendosi. Dentro la scatola, l’inferno di fiamme ovunque. Tutto rosso e caldo, sudo, sento le forze che mi abbandonano. Svengo.

Svenuto, il fuoco inizia a placarsi, ceneri ovunque. Di nuovo quegli occhi guardano il devasto dentro la scatola, si inumidiscono, diventano lucidi. Piove una lacrima, ne piove un’altra, poi un’altra ancora. Sparse cadono sul mio mondo che si bagna, diventa fertile.

Piano spunta un germoglio qua, uno là. Si fanno breccia tra le ceneri umide e attorno al mio corpo crescono formando nuovamente erba rigogliosa, il verde acceso. Un filo d’erba mi accarezza il naso, mi fa il solletico, io starnutisco buttando via i ricordi. Mi sveglio, senza memoria. Mi metto a vagare per questo mondo improvviso e nuovo ai miei occhi. Mi interrogo: “Come sono cresciuti questi prati?”, “Sono stati piantati? Chi li ha piantati? Erano qui prima di me? Com’è possibile? Dovranno pur venire da qualche parte”.

Passeggio per i prati, mi addormento sui rami degli alberi e sogno. Sogno due occhi bellissimi, non li conosco, mi avvolgono, non sono più solo. Poi mi risveglio, torno a vagare errante nella mia solitudine. Vago, erro e mi pongo domande.

Non ci crederai Katherine, ma sono solo. Anzi, a questo ci crederesti anche, alla fine lo ripeto ogni giorno. Il fatto è che sono ancora solo. Questa è la cosa strana.

Jacob

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21 Marzo

Brezza leggera avvolta nel blu
segue il miraggio di alta virtù.
Serena cammina, sorride per caso,
allegra ti porta a vagare col naso.

Verde dei prati, speranza divampa
dopo l’inverno e il grigio che stampa.
Lungo le strade, grigi i pensieri,
grigie le piante, grigi gli averi.

Vento le sposti, nuvole grigie,
soffi vicino ai colori che esige.
Lei fiera sboccia, senza esitare,
di nuovo il mondo è spinto ad amare.

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XVIII – Il bello

..ti ricordi quando ti regalai questo orologio? In realtà non ti regalai proprio questo, il mio aveva un cinturino bello, in pelle scura, rivoluzionario per quei tempi. Ricordo che lavorai notte e giorno per prendertelo come regalo, a te piacque, non tantissimo, ma ti piacque, la prima cosa che facesti appena lo vedesti fu baciarmi, e chi si scorda quel bacio. Col tempo hai iniziato a modificare questo gingillo, non ti piace tenere le cose come sono, le vuoi fare tue. Hai cambiato il cinturino, sognavi sempre il bracciale d’oro, così ti informai sui costi. Tutto d’oro costava troppo, quindi decisi di limitarti a due striscioline come cinturino. Ti piaceva così tanto. Non riuscirei ad immaginarti senza quest’orologio al polso. Mi ricordo quando mi abbracciavi forte,  mi pungeva la schiena, ma non volevo interrompere quel momento magico. Non te lo toglievi mai, era il tuo orologio. Ora lo tengo io, per il mio polso è un po’ grande ed ogni tanto lo perdo. I quadranti sono un po’ ammaccati, ma è il tuo orologio, non voglio cambiarlo. Quando mi cade si aggiunge un graffietto sul vetro, tra poco non si legge più neanche l’ora. Ma a me non interessa leggere l’ora, a me interessa che sia il tuo orologio, e che ora sia al mio polso. Non mi importa altro.

Vide la vecchietta fissare la foto del marito sulla tomba. Piangeva. Lacrime incontrollabili scendevano da quel viso, andavano a bagnare la gonna dell’anziana signora che chinatasi sulla lapide la abbracciò forte, e strusciò l’orologio contro la fredda pietra.

Ero venuto qua per parlare un po’ con te Katherine, non pensavo di assistere ad una scena del genere. Anche te amavi parecchio tuo marito, ricordo i tuoi occhi quando ne parlavi a casa tua. Quei pomeriggi passati nel tuo salotto a parlare della vita, e chi se li scorda. Mi manchi sai?

 Che strano. Non sono mai venuto al cimitero per nessuno. Avrei un sacco di parenti da visitare qui, ma non sono andato da loro. Sono venuto da te. Non so perché, te mi capivi. O meglio, te mi ascoltavi. Nessuno mi ascoltava come te. E se io mi sento un po’ perso senza te, non oso immaginare la vecchietta qui di fianco. Dopo una vita d’amore tanto felice, si è ritrovata sola… 

…mi verrebbe da porre una banale domanda: perché? Perché dobbiamo lottare per rendere la vita migliore, perché colmare i nostri bisogni irrefrenabili? Tanto la fine è sempre la stessa: si muore.

So che queste parole non ti stupiscono Katherine, alla fine lo sai che sono abbastanza cupo come personaggio. Però me lo chiedo spesso. Gente che lotta ogni giorno per sopravvivere alla vita quando tutti sappiamo che alla vita non si sopravvive. Però facciamo progetti di vita a lungo tempo. Contratti a tempo indeterminato. Lauree in 5 anni. Rate mensili per mille anni. Perché? Dal mio punto di vista mi sembra tutto inutile, sembra che la gente là fuori pensi di vivere in eterno. 

Ma sì, facciamolo l’anno prossimo, tanto c’è tempo! No gente, non c’è tempo. C’è rischio di morire tristi. Che poi, cosa vuol dire morire tristi? Una volta morto sei morto. Se sei stato bravo vai in Paradiso, se no va all’Inferno, Satana ti punzecchia per l’eternità col suo forcone di fiamme, e da lì non scappi. Non credo molto a questo concetto dell’aldilà ma è sicuramente più divertente di dire… una volta che sei morto… sei morto… fine. 

Se fossimo tutti iper convinti di tutta questa inutilità sarebbe una palla la vita. Nessuno fa niente, si nasce, si muore, ogni tanto si fanno figli. Gran noia. Per fortuna esiste l’emozione.

Te si che te ne intendi di emozioni Katherine. L’emozione. Mica facile l’emozione. Fa un po’ quello che le pare. A seconda di come le tira. Ci porta attraverso i meandri dell’astratto, ci fa provare amore, gioia, odio, e tutte quelle cose carine che colorano la vita. La vita. Ci fa vivere.

Gente, se non provate emozioni siete morti! Le emozioni più semplici sono quelle più importanti. Un bambino che corre è un’emozione. Un fiore che sboccia. I colori. Tutto può trasformarsi in emozione. Dipende molto da noi, dipende se noi durante la nostra vita ci siamo abituati a vivere le emozioni. Le sappiamo riconoscere? Man mano che ti alleni in questo gioco sei sempre più sensibile al bello. Essere sensibili al bello è la chiave. Trovare il bello un po’ ovunque è la chiave.

Tu diresti: tipica frase fatta, quelle cose belle da dire ma che non funzionano… purtroppo Katherine, purtroppo. Abbiamo trasformato il senso della vita in una frase fatta. Così non si rischia di prenderla sul serio… Non si sa mai che facciamo follie nella nostra vita. Non si sa mai che l’ingegnere adulto si metta a correre dietro al bambino sul quel prato verde invece che andare ad una riunione. Ormai siamo diventati insensibili al bello. Ci servono cose sempre più meravigliose per appagare il nostro senso di bello. Mentre Katherine, tu lo sai bene, il fulcro di tutto è la semplicità.

Prese su uno dei fiori che aveva portato sulla tomba di Katherine. Lo mise un po’ a posto e si avvicinò alla tomba del marito della vecchietta. Questa si era già incamminata verso l’uscita asciugandosi le lacrime. Jacob appoggiò il fiore sulla tomba e rimase lì a fissare quel fiore. La vedova, che ormai era giunta all’uscita, allungò l’ultimo sguardo alla tomba del marito. Vide un ragazzo pensante e un fiore in più sopra suo marito. Non riuscì a trattenere l’ultima lacrima, ma questa era bella.




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XVII – L’alba

Stava lì adagiato al bar, guardava le persone far colazione, un caffè, del latte, e tanta indifferenza. Persone che vanno vengono, tanti grazie e tanti prego.

Probabilmente neanche loro sanno dove stanno andando. Oppure lo sanno fin troppo bene e preferiscono non pensarci, si, perché pensarci rattrista, eccome se rattrista. Ogni volta che scopriamo un po’ di più sulla nostra destinazione scopriamo anche quanto questa destinazione sia lontana dalla meta che avevamo da piccoli. Non si sa come, ma quell’obbiettivo della nostra infanzia è cambiato. Noi non abbiamo mai voluto cambiarlo, lui da solo non si è cambiato. Allora, perché è cambiato? Perché i grandi non hanno sogni? Ok, forse non posso dirlo, in fondo io non sono grande, però ogni volta che sento parlare un adulto non l’ho mai sentito parlare dicendo: “Io sogno di fare il giocoliere!”. Forse pensano che ormai sia tardi sognare, forse pensano che sognare sia cosa da noi giovani. Cosa da giovani… perché dobbiamo limitare una cosa tanto bella ad una breve parte della nostra vita? Sarebbe bello saperlo.

Scriveva sul suo block notes veloce, sorseggiava un goccio di latte e poi riprendeva a scrivere. Non si era fatto molto vedere in giro da quando era tornato, voleva evitare soprattutto le vecchie conoscenze, troppe parole per spiegare, per finire sempre sullo stesso argomento…

…sono un fallito. Non ho concluso niente in tutti questi anni, ho vissuto alle spese di un altro sperando che i miei sogni si realizzassero da soli. Ho incontrato Kari, ma a quanto pare ciò non è bastato, o almeno, a me non è bastato. Sembravo essere felice, ma la felicità a tempo non l’avevo considerata. Nulla è per sempre. Prima o poi quel momento felice si tramuterà, cambierà la vostra vita, e senza neanche rendervene conto vi ritroverete con nulla in mano. Provare per credere. Io ora ho le mani vuote. Il segreto sta nell’immagazzinare quella felicità e buttarne fuori un goccio ogni giorno, fino a quando il corso delle cose non cambia. Fino a quando sarà la felicita a rientrare dentro te. Quando sarai riuscito a seguire l’armonia di questo ciclo, ecco, forse hai trovato la felicità eterna. Devi solo sperare che anche tu sia eterno. E con tu intendo il tuo essere, devi riuscire a tramandare la tua antica arte di seguire il ciclo della felicità, se no la gente come me è fregata. Contiamo molto sulle persone felici. Le persone felici. Come si fa a sapere con certezza che si è felici?

Si alzò dal tavolo, lasciò qualche spicciolo sul tavolo e si incamminò sulla via. Passeggiava, a testa alta, verso il parco. La stessa strada che faceva anni fa quando andava da Kari.

Come cambiano le cose pur non cambiando. Come cambiano noi. Come noi, cambiando, cambiamo le cose. Alla fine quello che vediamo fuori dipende spesso da noi. Il nostro approcciarci al mondo dona al mondo parte di noi. In un certo senso potremmo dire che noi siamo il mondo. Sto evidentemente delirando… meglio tornare a casa.

All’improvviso si fermò e cominciò a camminare a testa bassa nella direzione opposta. L’alba conquistò il cielo, i riflessi ondeggiavano sul rosso rosato che vestiva le nuvole, l’alba conquistò il cielo. L’alba.

Monologo al buio

e’ difficile dire che si e’ sul punto di mollare, difficile ammettere di fallire, di non farcela più.. di rinunciare ad un sogno, ad una meta… come si fa a dire di no? come si può tranquillamente ignorare tutti quegli anni passati a cercare di farcela, di saltarci fuori in un qualche modo… ce ne vuole di coraggio per buttar via tutto quel tempo… molto coraggio… tutto perché da piccoli si sogna, infatti, se ci pensate… spesso e volentieri i nostri sogni da ragazzi vengono creati nella nostra adolescenza, e’ quando siamo più piccoli che le cose ci cambiano veramente la vita… ormai quando cresciamo il resto e’ tutto banalità, tutto insensato, tutto triste… da piccoli tutto e’ nuovo, fiorito, colorato… anche la minima cosa ti cambia la giornata… chenneso, osservare un formicaio, immaginarsi cosa fanno tutte quelle formiche che vanno avanti e indietro, immaginarsi com’e’ fatto, come funziona tra le formiche.. magari anche loro hanno i politici che si tengono un sacco di ghiande per loro e i popolani che si sbattono senza ottenere niente… sto perdendo il filo del discorso… fatto sta che al giorno d’oggi non abbiamo neanche il tempo per guardare i formicai, si studia si lavora, si fanno un sacco di cose, in un certo senso tutte cose pseudo obbligate… nessuno ce le ha obbligate, pero’ siamo obbligati a farle… ok, non e’ un vero obbligo.. pero’ e’ come dire, ti tiro un pugno, ma non sei obbligato a schivarlo.. mica son scemo io, ovvio che lo schivo… abbiamo le nostre vite, sappiamo come vanno a finire, sappiamo che i nostri sogni più veri non diventeranno realtà… lo sappiamo… perché se diventassero realtà saremmo quell’unica persona su miliardi che riesce a conquistare i suoi sogni… e noi siamo pessimisti… per quanto ottimisti possiamo essere, dentro di noi siamo pessimisti, c’e’ poco da fare…. se sogni di fare la rockstar da grande non c’e’ pezza che dentro di te tu non dica… effettivamente e’ un po’ infattibile… ovvio, non basta questo a farti mollare… per fortuna… e allora noi continuiamo a buttarci nel gioco e fare un passo sempre più vicini al quel sogno nel cassetto… il fatto e’.. quand’e’ che smettiamo di andare avanti verso quella meta? quand’e’ che ci diciamo… no… non si fa, torniamo indietro e vediamo che altro c’e’ in giro… quando? insomma ci sono i due casi banali: nel primo caso questo succede quando raggiungi il sogno… bella vita, nell’altro caso il sogno non lo raggiungi, se no tutti realizzeremmo i nostri sogni, e sappiamo bene che questo non avviene… ok… appurato ciò… quand’e’ che molliamo? non dev’essere un gran momento… ammettere a te stesso che non sei abbastanza fico per arrivarci… eppure ci hai creduto… ti diranno che se vuoi qualcosa la ottieni e bla bla bla.. col cacchio, non basta crederci… non basta affatto… o almeno, dipende molto dalla situazione in cui ti trovi… ci sarà un giorno che decreterà la fine del nostro inseguire il sogno… chissà cosa succederà quel giorno… magari uno insegue il suo sogno per sempre… e allora incontri questi barboni pesissimi sotto i ponti che sono i nuovi bob marley incagati da tutti… li’ che chiedono l’elemosina, cantano, suonano… si passano il tempo… non vorrei dire stupidaggini, ma spesso mi capita di pensare che sia meglio fare la loro fine che rinunciare… insomma rinunciare e’ una brutta sconfitta interiore… e le sconfitte interiori non fanno bene alla nostra felicita’.. non fanno affatto bene…. quindi magari e’ meglio continuare a crederci fino alla morte piuttosto che avere una vita infelice… alla fine ciò che ci fa felice e’ sentirci liberi.. e se noi sognamo di fare la rockstar e diventiamo architetti non e’ che ci prende molto bene… ok sei architetto, ma sei architetto perché non sei riuscito a diventare quello che avresti voluto… per fortuna le mie idee sono spesso stupide e dico spesso stupidate…

XVI – Emozioni post trauma

Erano passati diversi mesi dall’ultima volta che Jacob scrisse sul suo block notes, probabilmente perché da quando era partito con Kari tutto andò alla perfezione. Non ebbe alcun rimpianto per aver lasciato il suo paesello, si sentiva ogni giorno più vicino a Chris e la cosa gli piaceva.

Ma…

Vedete, ho sempre pensato che il motivo che mi spingesse a scrivere fosse il disagio e le problematiche dentro me, in qualche modo la scrittura mi ha sempre aiutato: ha preso i miei problemi e li ha portati sopra un foglio di carta, così li ho potuti vedere in faccia quegli ingrati. Non che questo mi abbia portato a vincerli,  ma non posso negare che mi abbia aiutato ad andare avanti con essi, non sono bravo io ad affrontare i problemi, preferisco non pensarci, per quanto odioso possa essere per gli altri, sono fatto così e non ci riuscirei a cambiare.

Insomma, anche le persone più care pensano che non me ne freghi niente di loro, anche se in verità rappresentano il mondo per me.
Perché se c’è una cosa che ho capito dalla vita è che tutto il tempo che trascorri a pensare a come risolvere un problema è tutto tempo rubato al vivere, e se non vivi mentre sei al mondo quando altro puoi vivere?!

Non ha senso per me preoccuparsi tanto, voglio dire, tutti i nostri problemi sono insignificanti, perché la verità è che noi non siamo proprio niente… piccoli puntini nello spazio… e che importanza ha se ci ha lasciato il moroso, se un altro puntino nero è scomparso, se non ho dato un esame, tra cent’anni sarà tutto finito…

Ok, non prendetemi come un depresso, cioè, probabilmente sono depresso, ma questi sono puri pensieri, alla fine è plausibile che i sentimenti umani cambino tutto il corso delle cose… E a mio modesto parere, è proprio per questo che vale la pena di vivere: disperarsi, piangere, ridere e correre col cane in un parco sono emozioni uniche…

Poi c’è questa emozione, chiamata felicità, non sai bene cosa sia, ma quando la provi stai bene, vacca boia se stai bene… inizi a sorridere alla gente che non conosci, sei più bello, i brufoli ti spariscono, dimagrisci e tutto va perfettamente. Fino a quando non ti accorgi che ti manca qualcosa, noi uomini siamo esigenti, molto esigenti, vogliamo sempre provare qualcosa in più, ed è proprio quel qualcosa in più che ci rovina… non siamo capaci ad accontentarci noi, eh no, non ci piace… Vogliamo provare quel qualcosa che ci manca, una volta afferratolo lasciamo cadere un’altra emozione che diventa solo un ricordo, un ricordo che tormenterà i nostri sogni, fino a quando non accettiamo il fatto di essere solo puntini nello spazio, o fino a quando non otteniamo ciò che cercavamo, stranamente a me capita sempre la prima opzione…

Era sul treno, guardava poeticamente il paesaggio fuori dal finestrino, ad ogni fermata si divertiva a guardare tutte le persone che aspettavano sui binari in attesa del loro annuncio…

-Biglietto prego…

-Ecco!

-…

-Grazie, buon viaggio!

Ora non so che farò, tornerò da Flett, l’ho chiamato e ha detto che sarebbe felice di rivedermi…
Tutto questo viaggio non ha più senso da solo…

XV – Rivelazioni

È strano come le persone cerchino sempre di essere speciali. Come inseguano i loro sogni e desideri cercando di non cadere nella banalità. È strano anche il fatto che, alla fine, siamo tutti uguali. Indipendentemente dalle scelte che facciamo, o dalle esperienze che affrontiamo. Alla fine cadiamo sempre nella banalità. Scuola, studio, università, lavoro, famiglia e così via… Ormai se una persona non segue questo stile di vita è reputata fallita, oppure qualcuno che non sa cosa vuole. Strano come tutto questo si sia creato con gli anni.

È veramente così? Voglio dire, dobbiamo per forza sposarci, avere una famiglia e un buon lavoro per essere felici? Ci insegnavano ad inseguire i nostri sogni una volta. Forse mi lamento per non definirmi un fallito.

Aspettava Kari al bar, doveva chiederle di partire con lui. Jacob s’immaginava già la risposta, ma voleva tentare.

Flett sarà trattenuto in ospedale ancora per qualche settimana per accertamenti, non so ancora se chiedere anche a lui di venire, è debole. Si vedrà.

– Cap!

– Kari, tesoro, mi stavo preoccupando!

– Scusa, mi ha chiamato Tom e sono stata attaccata al telefono per un’ora, non voleva riattaccare!

– Devi mancargli tanto, come sta lui?

– Sta benone, dice che la prossima settimana s’incontra con una casa discografica, per vedere cosa gli offrono, roba seria dice!

– Sono felicissimo per lui!

– Appena abbiamo la possibilità, lo andiamo a trovare vero Cap?

– E se partissimo ora Kari?

Questa scusa per partire mi si è presentata al momento giusto! Mi piace quando le cose filano per il verso giusto! Devo ricordarmi di questi momenti. Certe volte la vita ci sorride, probabilmente ci sorride sempre, ma spesso è nascosta dai nostri pregiudizi e sentimenti. Si dovrebbe imparare a vivere secondo la vita e non secondo ciò che vorremmo fosse la vita.

– Cap ma che dici?

– Kari, cosa ti trattiene qua?

– Te Jacob!

– Allora andiamocene! Flett in meno di un mese uscirà dall’ospedale e vivrà la sua vita, io non voglio essergli di peso, lui ha già fatto troppo per me.

Kari, te sei la cosa migliore che mi sia capitata, sei l’unica dipendenza di cui abbia bisogno. Tutto il resto non conta, io voglio andarmene da qui. C’è il mondo là fuori Kari, ed io lo voglio vivere con te!

– Ma quanto tempo hai speso per creare un discorso del genere?

– È da quando ti conosco che me lo tengo dentro… si nota tanto?

– Nooo! Massè!

– Ahahah

– Dammi un mese e ci organizziamo, va bene?

– Grazie tesoro!

Si lasciarono con un bacio, Jacob tornò da Flett per dargli la notizia. Kari invece raggiunse il primo telefono per avvertire Tom. Erano pronti per affrontare la loro vita. Pur non essendo stata la risposta aspettata, Jacob non era sorpreso. Forse perché in fondo, sapeva di poter sempre contare su Kari, era questo che li teneva uniti.

È bello quando fai una rivelazione, l’angoscia di sentire una risposta diversa da quella che vorresti è forte ma l’importante è capire che non siamo tenuti a tenere segreti. Si vive meglio alla luce del sole. Probabilmente libertà e segretezza sono inversamente proporzionali. Voglio dire, come puoi essere veramente libero se non ti senti libero di dire quello che vorresti? Peccato che oggi non si possa dire molto, saresti giudicato immediatamente. Tutti siamo giudicati in continuazione secondo cosa facciamo e cosa diciamo. Inutile dire giusto o sbagliato, chi siamo noi per giudicare? E soprattutto chi sono io per giudicare? Non sono credibile. Agli occhi di molti sono un semplice fallito, che non ha voglia di mettersi in gioco. Ma se il mio gioco non fosse quello a cui tutti giocano, io a cosa dovrei giocare?


XIV – Felicità

Era passata una stagione, le cose erano cambiate. Jacob era alla sua scrivania, cercando di riordinare tutti i suoi vecchi appunti del block notes. Non scriveva da tanto. Non aveva un grosso motivo, semplicemente non si sentiva obbligato.

Sapete, spesso si dice che le persone non cambino mai. Ci rassegniamo a ciò che vediamo, spesso ci lasciamo andare. Quello che penso io è che il tempo può essere l’amico ideale, se non lo butti via ti compensa fieramente. Io non penso di essere mai stato un butta tempo. Insomma non sto tutto il giorno in casa per lo meno.  Bisogna saper lottare, voglio dire, rassegnarsi non serve, il tempo non può agire da solo, dobbiamo metterci della volontà. Con volontà e tempo si può fare di tutto.

Continuava a scrivere rilassato nella penombra del suo appartamento…

Ho deciso di partire, so che Kari non verrà mai, lei non è pazza quanto me, per fortuna. Glielo chiederò comunque, non posso andarmene e basta. Magari troviamo una soluzione, insomma, se siamo veramente innamorati, ci saltiamo fuori, gli innamorati fanno di tutto per saltarci fuori.

Vado alla ricerca di Chris, so che lui non vorrebbe, ma devo fare di testa mia se voglio essere felice. Non so bene quando partire, ma so che sarà presto, forse il prossimo mese, ci penserò.

Quasi quasi vado da Flett… magari è migliorato.

Lasciò il disordine dell’appartamento per dirigersi all’ospedale.

Odio quest’odore, odio questi muri, grigio biancastro, dovrei fare l’imbianchino, poi potrei propormi per ridipingere tutto l’ospedale. Io userei colori vivaci che diano allegria. Gli ospedali del mondo, reputeranno la mia un’ottima idea, ridipingeranno le loro pareti, e io diventerò famoso per aver rivoluzionato il mondo degli ospedali. Oddio, da quando c’è Kari, faccio strani viaggi mentali. Deve essere l’allegria.

-Ehi! Flett! Come andiamo?!

Non so perché gli parlo. Probabilmente il desiderio di sentire una risposta è così forte in me che il fatto di fargli una domanda è quasi normale.

Chissà dov’è ora Flett. Spero che quando si sveglierà non faccia come quelle persone che vanno in giro a dire: “Vivete la vita ogni giorno come se fosse l’unico” e bla bla bla… non li sopporto quelli. Sono stati stupidi a usare droghe ed andare in coma e ora vivono tutto di rendita a fare discorsi pro life in giro per il mondo solo perché si sono svegliati per miracolo. Non li sopporto proprio.

Comunque se Flett si svegliasse, scoprirei probabilmente il vero significato di felicità. Penso non si possa descrivere, penso che sia qualcosa che senti solo dentro. Quella cosa che da la carica.  Quella cosa che ti fa dire, ecco perché vivo. E’ un po’ una costante ricerca della felicità la nostra. Facciamo tutto quello che può essere utile per farcela raggiungere. Peccato che spesso non capiamo che la felicità è qualcosa che arriva, non qualcosa che è conquistato. In realtà quando siamo promossi, quando abbiamo successo, quando diventiamo, popolari, non diventiamo automaticamente felici. Siamo noi che ci dichiariamo felici. La felicità viene dalle cose esterne a noi. La vera felicità è quella che si prova per gli altri. Perché non è condizionata dal nostro orgoglio. Spesso la gente confonde orgoglio con felicità.

Felicità e libertà sono probabilmente le due cose più cercate dagli uomini. Secondo me non esistono strade materiali che ci portino alla felicità o alla libertà. Le troviamo dentro di noi. Per questo ritengo che la fantasia e la pazzia siano le vere soluzioni. Siamo abituati a condannare i pazzi richiudendoli in manicomio riempiendoli di pillole, ma in pochi pensano effettivamente a cos’abbia in testa un pazzo. Liberare la pazzia, oggi è come un reato e ti rinchiudono.

Per quanto riguarda la libertà, non penso esista qua fuori, è nella nostra fantasia, spesso per essere liberi siamo considerati insani.

Probabilmente mi sbaglio, insomma, non sono un filosofo ne un esperto, questo è quello che penso, errato o corretto che sia, lo penso.

-Cap!

Sentì una voce sospirata chiamarlo. Si voltò e andò nel corridoio, ma era vuoto. Si girò allora…

Quello che provai può essere definito il momento più bello della mia vita.

Flett mosse la bocca.

XIII – Prevedibile

Ho sempre amato la natura, mi piace l’aria fresca di montagna, camminare a lungo, essere abbandonato a me stesso in un bosco. Mi piace un sacco. E oggi è una giornata fantastica. Il sole sa fare delle gran cose quando ci si mette. La sua luce porta gioia e serenità tra le persone. Almeno così fa per me. Mi sento sereno. E visto quello che è successo non dovrei proprio esserlo. Grazie sole. Sei un grande amico.

Passeggiava lungo il viale del parco alberato. Era una calda giornata d’inizio primavera e sembrava l’introduzione a un film sentimentale.

Che strano, non sono abituato a tanta bellezza. Il sole è bravo oggi. E poi quei bambini che giocano e si divertono sono un gran generatore di felicità. Ah, che bella la gioventù. Nessuna preoccupazione. Giocare e giocare. Ti ritrovi a girare con la tua bicicletta nuova in tondo per ore e ore. La cosa più bella è che nessuno ti dice niente. Magari potessi ora. In realtà potrei. Ma, come tutti, sono troppo attento ai giudizi degli altri. Dannati giudizi. Perché dovremmo giudicare? Siamo tutti uguali.

E’ inutile che ci diciamo tutte le etiche sulla vita, e il giusto e sbagliato. A tutti importa come si appare e tutti sanno che non dovrebbe importare, tutte sceglierebbero il bell’uomo al ciccione brufoloso, e tutte la sexy donna con le tette grosse invece che la cicciona brufolosa. Per fortuna che i ciccioni brufolosi si attirano a vicenda e nessuno resta solo. Spero di non essere un ciccione brufoloso, e se lo fossi spero di trovare la mia cicciona brufolosa… bah, in realtà non m’interessa tanto. Chissà quante altre centinaia di problemi avrei in testa.

E’ inutile che facciamo le persone per bene che dicono “non dovresti giudicare dall’apparenza”, lo sappiamo tutti che il mondo giudica dall’apparenza. Stronzo il mondo. Stronza la lupa. Quella maledettissima lupa che ti mette le sue idee in testa.

Continuava a tormentarsi seduto sulla soffice erba verde. Era una giornata normale.

All’improvviso qualcuno gridò il suo nome. Jacob si guardò intorno e vide una ragazza corrergli incontro.

Oddio! Che ci fa lei qui? Non ci posso credere! Che bello!

-Jacob! Sono tornata!

-Kari! Come stai? Dove sei finita? Dov’e’ Tom?

-Tom continua a suonare in giro. Io ho preso il primo treno per raggiungerti. Non potevo lasciarti senza dirti niente.

-Non dovevi scomodarti Kari dai! Ti va un caffè?

-Si dai!

Lo stupore di Jacob vedendo Kari era lo stesso di Kari a vedere Jacob pagare con i suoi soldi. Non aveva mai pagato neanche al suo bar. Si faceva sempre offrire. Non lo faceva apposta. Era sempre distratto.

Il sole stava già calando dietro ai pioppi che delimitavano il parco. La temperatura lentamente scendeva. Il tramonto avanzava…

Chissà se quella cosa che mi disse Flett sull’alba vale anche per il tramonto. E’ veramente bello.

-Cos’hai detto Jacob?

-Oh! No, niente, pensavo a una cosa, niente di importante. Comunque, Kari, sono felice che sei tornata. Mi sei mancata.

In realtà non l’ho più pensata da quando è partita. Non per cattiveria. Ho avuto troppe cose per la testa. Ora che la rivedo però scopro che m’è veramente mancata. Non so come dirlo. Devi per forza pensare costantemente a una persona perché ti manchi? Secondo me no. Secondo me potresti anche non accorgertene. Quando rivedi il suo sorriso, i suoi occhi, la sua gioia che ti contagia, lì scopri che t’è mancata. E non poco, devo dire.

-Anche te, e non ti puoi immaginare quanto.

-Dove passi la notte?

-Ah, pensavo di chiedere a Carla, un’amica del bar.

-Ottimo! Bene! Ehm, si sta facendo freddo, ti va di andare? Ti accompagno a casa.

-Grazie! Volentieri.

S’incamminarono lungo la strada, il sole aveva ricoperto il cielo di svariate tonalità di colori, ognuna più bella e fantastica dell’altra. Ormai la notte stava avanzando minuta dall’orizzonte.

-Ok, ci siamo!

-Fantastico, ci vedremo domani Kari? Ma… quando riparti?

-Non lo so sinceramente, non ho una data fissa, finché ho un posto dove stare posso rimanere. Comunque, certo possiamo vederci domani, potremmo fare colazione! Volevo passare a vedere come stanno quelle del bar!

-Grandioso ci vedremo domani quindi? Ti passo a prendere verso le dieci e mezza, ok?

-Ok!

C’e’ qualcosa che mi trattiene, non capisco bene cosa…

A un tratto scattò l’istante in cui tutto cambia dimensione. Smise di guardarla con gli occhi di un amico. I suoi occhi erano ora lo specchio del suo desiderio.

Non so perché l’ho fatto. E’ che io sono come tutti, cedo alle tentazioni. Possiamo mentirci quanto ci pare, ma tutti abbiamo bisogno di qualcuno. Non significa per forza trovare la persona giusta, sposarla ed essere felici e contenti. Basta sentirsi amati anche per un istante per ricordarci che, per quanto sembri il contrario, anche noi importiamo. C’e’ chi sente questa soddisfazione dopo una vita di matrimonio, c’e’ chi la sente dopo il primo sguardo, e chi, purtroppo non fa in tempo a sentirla. Io la sento e basta.

S’è fatto tardi, meglio affrettarsi.

XII – 15 Marzo 1992

Seduto sulla sedia della scrivania, mostrava un insolito sorriso, forse merito della notte trascorsa con Lynn, anche se erano già passati due giorni. Guardava la sua chitarra nell’angolo. Non la suonava da più di un mese.

Ho sempre sognato di aver a che fare con la musica, ormai non ci penso neanche più. Eppure se la gente mi chiedesse cosa ti piacerebbe fare risponderei senza problemi il musicista. Solo per pretendere di essere un sognatore. E’ bello sognare. Peccato che io i miei sogni li abbia bruciati tutti. Non mi sono mai accorto di averlo fatto. Lo noti solo dopo che ti manca qualcosa. E quel qualcosa è il fatto di avere delle speranze, ti attacchi ai sogni come rami di un albero. Peccato che io abbia bruciato il mio albero. Non so bene il perché o il quando. E’ successo. E ora devo aspettare parecchio prima che cresca un nuovo albero.

Prese il giornale che stava sopra il letto. Lo iniziò a sfogliare con poca attenzione.

Non mi sono mai piaciuti i giornali, dicono solo quello che vogliono dire. E poi non ho un grande interesse di sapere ciò che succede al di fuori di casa mia, ho già abbastanza problemi in testa.

Rigettò il giornale sul letto e si guardò un po’ intorno. Scelse di farsi una doccia. Mentre l’acqua calda scivolava sul suo corpo gli tornò in mente Chris.

Chissà come sta. Dov’è. Cosa fa. Come vive. Mah. Probabilmente non lo saprò mai.

Ma perché mi faccio una doccia? Dove voglio andare? Mah. Si vedrà.

Tornato in sala, mentre si vestiva, buttò un occhio al retro del giornale. Restò sconvolto.

No! Non è possibile! Deve essere un errore, eppure la foto è sua. Oddio!

Corse alla macchina e guidò. Arrivato, scese velocemente dalla vettura, si accostò alla porta e suonò il campanello bussando ripetutamente. Ma nessuna risposta. Non si sentivano rumori all’interno.

Era disperato.

Perché! Vita, perché chiunque mi stia a cuore fa una brutta fine? Non pensavo sapessi essere così crudele. Cioè prima fai finta di aiutarmi mandandomi Lynn che mi tira su. Poi ti riprendi tutto e mi ributti al tappeto. Beh ci sei riuscita. Sono a terra ora. Brava. Mi piacerebbe sapere cos’hai in mente. Vuoi istigarmi al suicidio? Beh arrenditi perché di sicuro non farò quella fine. Che schifo.

La vita sa essere ingiusta. In realtà ci sembra ingiusta. Il fatto è che non può essere tutto rose e fiori. Noi dobbiamo essere capaci di prendere i bei momenti e usarli per distruggere i brutti ricordi. Non esiste la perfetta felicità. Tutti alla fine perdono qualcuno di caro. La differenza sta nel come si affrontano questi momenti. C’è chi piange. Chi si ubriaca. Chi si droga. Chi non fa proprio niente. Io sono più tra quelli che non ci pensano. Sono sempre stato bravo a ignorare le cose importanti e a prendere in evidenza quelle irrilevanti. Lo odio. Ma sono io, non ho voglia di cambiare.

La vita ci dona bei momenti. Ci fa ridere, giocare e saltare. Ma oltre a farci divertire la vita ci insegna. E i più profondi insegnamenti non li troviamo quando tutto è facile. I brutti momenti ci fanno crescere. E’ nei brutti momenti che troviamo noi stessi. Capiamo chi siamo.

I brutti momenti rendono quelli belli ancora più fantastici, mentre quelli belli rendono quelli brutti più sopportabili. In fondo la vita è leale, ci dà i problemi, ma ci dà anche le armi per risolverli. Quindi bisogna sfoderare la nostra felicità e affrontare la depressione.

Questo è ciò che faccio io. Almeno ci provo. Diciamo che questo è ciò che consiglierei di fare.

Tornato a casa si coricò sul letto e prese il giornale guardando quella foto. La didascalia diceva:

Katherine Stanford, deceduta il 15 marzo 1992

XI – Lynn Ailgildinger

Era più di tre giorni che non toccava cibo. Parlare con Katherine era stato utile, ma non efficace. L’anziana signora era meno vitale da quando l’aveva conosciuta. Jacob era entrato in un brutto periodo. Si sentiva abbandonato a se stesso, e sapeva bene che, per lui, essere abbandonato a se stesso poteva diventare molto pericoloso. Sentiva i problemi che lo pugnalavano al cuore a ogni battito. Non aveva parlato più con nessuno. Stava in camera sdraiato sul letto, guardando il soffitto.

Che cosa devo fare vita? Io ci provo a essere felice, ma te fai di tutto per togliermi i miei motivi di felicità. Che cosa vuoi che faccia? So che lo fai per il mio bene, ma quando nacqui potevi dirmi che vivere sarebbe stato così difficile. Potevi dirmi che il mondo è crudele, che se non sei forte perdi la testa. Potevi dirmi che le mie idee sarebbero state smontate. Potevi dirmi! Invece no. Hai voluto buttarmi in mezzo alla folla, pretendendo che ci saltassi fuori da solo. Come puoi pretendere che mi adatti là fuori, se sono un estraneo anche nella mia mente.

Era parecchio disperato. Cieco dalla rabbia. Piangeva.

Il telefono di casa suonò.

Cos’è? Un telefono! E’ vero che abbiamo un telefono qui. Non ricordo neppure il numero!

-Pronto!

-Cap! Sei te?

-Si, chi parla?

-Sono Lynn.

-Lynn? Che ci fai qui?

-Dimmi dove ci possiamo trovare che parliamo tranquillamente dai.

Non ho la minima idea di dove invitarlo, a casa no di sicuro, non ci si può mettere piede. Troppa confusione. Magari al bar.

-Hai presente il bar di fronte a dove abito?

-No, ma ho presente dove abiti. Ci vediamo al bar! Ora sono all’aeroporto. Ci vediamo fra un’ora e mezza, ok?

-Certo!

-Ok a dopo Cap. Stammi bene.

-Ciao!

Che ci fa Lynn qui? L’ultima volta l’ho visto in stazione dei treni quando lasciai casa. Era un grande amico. Ottimo scrittore. Molto fuori dalla norma.

Jacob conobbe Lynn al liceo. Entrambi con la passione per la letteratura, ed entrambi contro la società moderna. Quando si conobbero Lynn aveva tenuto una conferenza nella scuola di Jacob. Lynn aveva sette anni in più di Jacob. Non si parlavano da quando Jacob, l’anno prima, lasciò casa per intraprendere la vita da universitario.

Forse Lynn può aiutarmi. Anche se conoscendolo so che ha più problemi lui di tutto il mondo. E’ quasi peggiore di me. Chissà cosa gli è successo.

-Lynn! Come stai? E’ ormai un anno!

-Cap! Che piacere vederti! Io sto benissimo! Te piuttosto? Come va col college?

-Ehm, col college tutto bene!

Non avevo voglia di dare l’idea del fallito.

-Te che ci fai qui?

-Non ci crederai mai Cap! Hanno pubblicato il mio libro!

-Quello che mi hai dato prima che partissi?

-Si! L’hai letto? Che ne pensi?

-Certo che l’ho letto! E’ fantastico! Lo trovo illuminante!

In realtà non l’ho mai letto. L’ho probabilmente perso. Non lo faccio apposta. Mi sarebbe piaciuto leggerlo. Che bugiardo che sono, anche con gli amici. Mi faccio schifo.

-Grazie amico! Beh, lo pubblicano, e mi hanno dato un pagamento anticipato. E allora sono venuto in vacanza qua. Mi faccio un giro per le città. Ho sentito dire che si sente sapore di libertà.

Certo, libertà. Se mi leggesse nella mente vedrebbe la libertà che c’è. Ormai la libertà l’abbiamo solo in testa. E’ nella nostra fantasia. Io poi sono così messo male che non ho libertà neanche in testa. Credo che il fattore libertà ormai sia molto relazionato alla fantasia. Siamo veramente liberi nei sogni. Lì siamo noi che diamo le carte. Noi decidiamo. Cos’è la libertà? Penso che nessuno l’abbia mai vista veramente, forse solo…

-Cap che hai? A che pensi?

-No niente. Pensavo a quando ci siamo lasciati. E’ passato tanto tempo.

-Eh beh si! Dai, vado in hotel, se vuoi possiamo fare qualcosa stasera…

-Mm… non lo so, forse ho da studiare, ho due esami questa settimana.

Sono veramente bravo a fingere.

-Ok, sappimi dire. Sto qui solo per il weekend. Poi vado verso il mare. Fammi sapere allora!

-Certo!

-Ok ciao Cap!

-Ci si vede!

Che strano, sono sempre stato convinto che ritrovare un amico dopo tanto tempo sarebbe stato una cosa da birra, risate, abbracci, urla e festa. Cose divertenti, con tutti che ridono. Non è andata proprio così. Strano. Forse devo aspettare questa sera per giudicare. Si vedrà.

Almeno ora ho qualcuno con cui distrarmi. Grazie vita. Sei stata gentile. Mi hai salvato. Come fai a essere apprezzata tanto te?

Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse dietro il muro. Da dove veniamo. Siamo qui per qualcuno o qualcosa in particolare? O siamo solo causa d’infinitesimali serie di coincidenze. Ho sempre pensato che sia tutto un ciclo. Da dove siamo venuti torneremo. E sono sempre stato convinto che siamo tutti venuti dal nulla. Noi prima della nascita non siamo nulla. Quindi torneremo al nulla dopo la morte. La vita dopo la morte deve essere come la vita prima della vita.

So anche di sbagliarmi. Insomma azzeccare a una domanda così sarebbe migliore che vincere alla lotteria, ed io alla lotteria non sono mai stato molto fortunato.

Ma a che pensi Jacob?! Svegliati!

Devo prepararmi.

X – Scomparsi

Era tanto che non mettevo piede qui, da piccolo non mi è mai piaciuto questo posto, ho sempre preferito il parco, correre, ridere e saltare, tutte cose molto belle. Se le facessi adesso sembrerei pazzo. Mi darebbero del “tipo poco serio” dello scemo e via dicendo. Io non lo capisco, probabilmente non capirò mai. Perché far qualcosa che mi piace tanto mi renderebbe un pazzo? Perché? Non lo capisco proprio. Sono più pazzi loro per me, che si spezzano in quattro per vivere ciò che rimpiangeranno tra qualche anno.

In biblioteca l’aria era pesante, aveva deciso di lavorare lì al suo “progetto” di scrittura. Riordinava appunti e scriveva. Cose che gli riuscivano bene.

Era ormai passato un mese da quando aveva conosciuto Tom. Tom era il nuovo amico ideale. Simpatico spensierato, pensava a divertirsi senza farsi troppe domande, e tutte le sue allusioni e barzellette sul sesso erano dannatamente divertenti.

Aveva trovato la sua passione da pochi anni, suonava in una band. Era un chitarrista e cantava. Anche se a sentir lui sembrava incapace di entrambi. Aveva promesso di presentare a Jacob la band. Lui faceva ciò che gli piaceva, e per farlo era pagato, non male.

Quanto darei io per essere libero e pagato. Sarebbe bellissimo. Io non voglio lavorare, mi piacerebbe continuare a vivere da libero. Anche se fra poco i miei e Flett si romperanno di mantenermi. Flett è proprio buono.

La gente adesso è super ossessionata dal futuro. Prendono con cautela le scelte della loro vita. Quelle importanti. Io non so cosa siano queste scelte importanti. Preferisco dire di si a ciò che mi capita. Mi viene più facile. Poi d’altro canto non ho voglia di tormentarmi troppo.

Gli venne fame. Uscì per mangiare qualcosa e riposarsi.

Dove posso andare a mangiare? Potrei andare da Kari, lei è sempre molto gentile. Se avessi un poco di autostima direi che ci provi con me. Ma no, non sono quel tipo di ragazzo.

Si sedette al tavolino solitario. Una barista si avvicinò.

“Buongiorno, mangia o beve soltanto?”

J: “No, mangio anche. Mi scusi c’è Kari?”

“Oh! No! Kari si è licenziata ieri.”

J: “E perché mai!?”

“Ha detto che il fratello ha ricevuto un contratto molto importante con la sua band e sono partiti in giro per fare dei tour. Lei segue il fratello.”

Rimase stupito per qualche minuto. Si alzò senza dire niente con la cameriera e si diresse verso il primo telefono pubblico.

Provo a chiamare a casa di Kari, ma non ci fu nessuna risposta. Chiamò Tom, ma niente. Erano veramente partiti.

Ed ecco che la vita sa mettermi alla prova. Ti agganci con tutte le forze per non essere trascinato via dai problemi, dalla depressione dei pensieri, poi la vita ti toglie il tuo sostegno. Come dovrei reagire ora? Non credo mi richiameranno. Mi avrebbero salutato. Scomparsi. E sono di nuovo abbandonato a me stesso. Abbandonato ai miei pensieri, alle mie idee, ai miei problemi. Chi mi aiuterà ora? Crollerò me lo sento.

Senza una meta precisa s’incamminò. Pensando spaventato a ciò che lo aspettava. Era spaventato di diventare vittima della sua mente. Gli venne in mente Katherine.

K: “Jacob! Che piacere vederti! Come stai?”

J: “Sinceramente non troppo bene, ho bisogno di parlare con lei Katherine.”

K: “Ma certo caro. Entra dai. Cos’è successo?”

È bello avere persone che ti sanno appoggiare sempre. C’è chi le chiama amici. Io non so troppo bene cosa sono gli amici. Oggi si tende molto a chiamare amico chi si conosce. I compagni di classe diventano amici. Tutti diventano amici. Ma chi sono veramente questi amici? Chi ti aiuta? Secondo me no. Secondo me c’è qualcosa di più che lega gli amici. Qualcosa che non si può veramente spiegare. Se si spiegasse non sarebbe così speciale.

Io vedo gli amici come la tua vera famiglia. Katherine è un po’ come la mia nonna ideale. La famiglia di sangue non te la puoi scegliere. Non sei costretto ad amarla pazzamente. Se non ti piace la tua famiglia non ci puoi fare niente. Però gli amici te li scegli te. Scegliendoli si crea il legame di amicizia, quella cosa che ti collega a loro e insieme formate la famiglia ideale. Gli amici veri non ti aiutano, aiutano se stessi aiutandoti. Perché quando stai male te, stanno male loro.

Ho paura di non avere veri amici al di fuori di Katherine. Ora come ora, Flett è all’ospedale, Tom e Kari sono scappati, Chris fuggito, sua sorella tornata al college. Per fortuna la vita è leale, ti fa conoscere nuove persone in tempo. Non conosco neanche da un mese Katherine, ma c’è già un forte legame tra noi. Pensare che ha come minimo il doppio della mia età. Questa si che è amicizia.

IX – Thomas Matthew DeLonge

Si sentiva libero, il problema che lo assillava tanto era stato finalmente risolto. Era addirittura riuscito ad ignorare il resto della sua vita problematica per due giorni.

Risolvere i problemi fa bene, anche se pensi siano cose piccole, di poca importanza, non scopri mai quanto ti tormentino realmente finché non li hai risolti.

Riordinava tranquillo il suo block notes, lo ricopiava a macchina, nel buio del suo appartamento.

Devo ricordarmi di prendere una lampadina per la luce della scrivania. Non posso continuare a fare avanti e indietro con la basciour del comodino. In realtà dovrei prendere un lampadario, sarebbe un ottimo investimento, e quei fili colorati che spuntano dal soffitto sono decisamente antiestetici. Mi accontento della lampadina. Dai, vado ora, il negozio è anche vicino. Riesco a tornare per cena.

Prese le chiavi e chiudendosi la porta dietro lasciò l’appartamento.

Guidando, passò davanti al negozio di musica per il quale aveva lavorato con Flett tempo fa.

Quel lavoro con Flett è stato una delle cose migliori della mia vita. Fantastico. A parte che vi ho incontrato Flett, mi sono divertito tantissimo. È triste come i momenti belli debbano spesso finire, mentre quelli brutti sembra non debbano terminare mai.

Si è sempre convinti di essere al top, di essere la persona più felice del mondo. Ti senti urlare dentro di gioia, ma il tempo passa, e con lui le esperienze diventano ricordi. Ciò che è passato è passato. Io tuttavia il tempo lo considero amico. Siccome non ho tante belle esperienze alle spalle, per me il tempo è solo quello che rimargina le ferite, che lascia crescere e fare nuove esperienze. Grazie tempo!

Spense il motore e s’incamminò all’entrata. Il posto era pressoché vuoto. Sapeva già dove trovare quello che cercava. Fece quindi veloce e si accostò alla cassa.

J: “Salve, prendo solo questa.”

“Sono cinque e cinquanta.”

J: “Certo!”

Non ci posso credere, che due scatole. Odio quando succede, e purtroppo mi succede spesso. Sempre il mio maledetto pensare! Sono troppo distratto, e penso che non migliorerò mai. Devo averlo lasciato sul comodino. È sempre sul comodino. Pagava sempre Flett, io non sono abituato a portarlo in giro.

J: “Mi dispiace, ma ho dimenticato il portafoglio.”

“Ahah! Vabbeh, sarà per…”

T: “Non ti preoccupare pago io!”

J: “Dici sul serio?”

T: “Ecco, pago queste e la lampadina del mio nuovo amico!”

Alla fine, per quanto ti può andare male, c’è sempre qualcuno dalla tua parte. E’ forse un equilibrio della vita. I grossi dolori si sopportano insieme. Raramente capitano tragedie grosse ad una singola persona. La vita è leale. Ci dà sempre delle persone pronte a camminarci affianco in periodi difficili. Come se questo momento fosse difficile, non so perché mi sia venuto in mente ora.

J: “Non so come ringraziarti! Dai, ti offro una birra!”

T: “Ahah! E con che soldi me la offriresti!? Facciamo così, hai la macchina?”

J: “Ahah, hai ragione anche te, io sono sempre distratto! Ahah! Si che ho la macchina!”

T: “Allora te guidi e io ti offro una birra! Ti va?”

J: “Aspetta! Mi hai appena dato dei soldi!”

T: “Ahah, tranquillo, andiamo nel bar di mia sorella. Si beve gratis! Moderatamente ovviamente.”

Mi piace il velo di ironia che ha messo su quel “moderatamente ovviamente”, poi qualche birra non mi farà male. Non bevo dalla notte di Flett. E’ ora di gioire un poco dai. Dopotutto me lo merito!

J: “Certo! Ahah! Moderatamente! Mi hai convinto! Andiamo dai. Come ti chiami?”

T: “Thomas, ma puoi chiamarmi Tom, Thomas non mi è mai piaciuto!”

J: “Perfetto Tom! Io sono Jacob, per gli amici Cap!”

Guidava nel buio più profondo, non avrebbe riconosciuto la strada che percorreva neanche se fosse stata la via in cui era cresciuto. Accostata la macchina si sedettero al bar.

T: “Kari! Sorellina! Come stai cara?”

Avrei dovuto sospettarlo! Il mondo e’ piccolo, decisamente molto piccolo.

K: “Ehi! Tom! Tutto bene?”

T: “Certamente cara! Ti ho portato un nuovo amico!”

K: “Ahah, nuovo per dire. Io mi ricordo di te! Sei Jacob no?”

J: “Jacob in persona!”

K: “E’ bello rivederti!”

L’imprevedibilità’ della vita è una delle cose che mi piacciono di più. Il fatto di essere abbastanza libero per poterla seguire poi, mi piace ancora di più. Oggi la gente è più interessata a fare carriera che a vivere. Giovani che si sbattono sui libri in giornate di sole. Gente che fa cose che odia. Che senso ha fare qualcosa che non si vuole fare? Ormai la società è riuscita a mettere idee in testa alla gente che se le analizzasse un alieno probabilmente piangerebbe dal ridere. La società, mi fa così schifo che la chiamerò “Lupa” come quella di Dante. Brutta rogna quella!

VIII – Scuse Via Posta

…quando è morta Jessica vostro figlio è entrato in una fase della sua vita dove aveva da accettare cose troppo brutte per la sua età. Un ragazzo della nostra età non dovrebbe affrontare tali disgrazie. Non siamo abbastanza forti. Così da quel momento vostro figlio ha iniziato. Subito ho provato a fermarlo. Ma non avevo molte armi io. Io non so cosa significhi perdere chi si ama. E con perdere intendo proprio perdere. Non potevo dirgli la fatidica frase “So cosa significhi Flett, e so che questa non e’ la soluzione!”. Non avevo armi. Soprattutto contro una dipendenza tanto forte. Io non ero la persona adatta.

Così col tempo lui aveva imparato a condividerci, e sembrava felice. E vi dico che secondo me lo era veramente. Così io rinunciai, sono bravo a rinunciare. Vi chiedo scusa per questo. Ma ripeto, non ero la persona adatta ad aiutarlo. Gli stetti accanto sempre però.

Il voler aiutare un amico è un desiderio forte in noi. Quando vediamo persone care che soffrono vorremmo sempre avere la soluzione chiave dell’enigma. Il consiglio che sblocca la serratura. Dal quale la persona prende la carica per andare avanti. Vedere gioire le persone dopo che le abbiamo aiutate ci scalda il cuore.

Ahimè però, signori O’Connors, la maggior parte delle volte noi non sappiamo aiutare. E pur provando con tutte le nostre forze non riusciamo a risolvere la situazione drastica in cui ci stiamo mettendo in mezzo.

È quello il momento in cui la nostra mente si demoralizza, ci diciamo che non siamo capaci di niente, neanche di aiutare un amico. Ci chiediamo a che servino gli amici se non sanno aiutare. Ci deprimiamo, e spesso cadiamo in uno stato mentale peggiore della persona a cui offriamo l’aiuto. E credetemi, questa persona non è felice di vederci perdere la testa per i loro problemi.

Nella mia vita ho imparato a lasciare correre, sarei probabilmente già morto se mi ammazzassi su ogni dilemma che ho davanti. Spesso non siamo semplicemente quelli adatti. E quando questo accade ci vuole più coraggio a lasciare andare che a continuare. Il vero amico sa quando fermarsi e lasciare il palco ad altri.

Non è un buon motivo di depressione cari O’Connors. Dobbiamo saper camminare a testa alta anche nel retroscena. I migliori sono i migliori quando nessuno vede. E sanno applaudire a chi ha risolto l’enigma per cui loro non erano portati.

Così io ho mollato. Chiamatemi debole. Chiamatemi inutile. Probabilmente avete anche ragione. Vi dico che io ho fatto la scelta migliore per me. Spesso siamo così concentrati ad aiutare gli altri che ci dimentichiamo di noi stessi. Non ci accorgiamo della nostra casa in rovina, mentre stiamo ridipingendo i verdi infissi delle case dei vicini.

Trascurare noi stessi non è una bella cosa. Come possiamo pretendere di aiutare gli altri quando non sappiamo come aiutare noi stessi?

Per fortuna la vita ci mette davanti a tante situazioni del genere che, anche se odiate, ci allenano. Ci allenano per quella chiave, per quel consiglio da dare. Quello che fa muovere gli ingranaggi.

Credetemi, il legame di amicizia può essere il più alto del mondo, ma se non abbiamo esperienze di vita personali i consigli non servono a molto.

Io non ho molte esperienze di vita signori O’Connors. Non so come affrontare i problemi.

Insomma scrivo questa lettera perché non ho il coraggio di affrontarvi. Mi scuso per questo. So che a faccia a faccia è più efficace, ma scrivere mi viene più facile, più spontaneo, ovviamente.

Ora potrete odiarmi a vita, probabilmente mi odierei anch’io se fossi in voi. Ma ho fatto la mia scelta. E ora cammino a testa alta.

Desolatamente

Jacob

VII – 22 Febbraio 1992

I suoi sogni si erano normalizzati, erano diventati più dormibili da quando aveva parlato con Katherine. Era felice di aver risolto un problema che lo riguardava. Ora si meravigliava di quanto potesse durare quella situazione mentale. Anche se in cuor suo sapeva che non era mai iniziata nessuna tranquillità nei suoi pensieri.

È forse destino dell’uomo trovarsi di fronte a problemi. Quando li risolvi c’è sempre qualcos’altro che ti tormenta. Sempre quel qualcosa che non va nella tua vita. Che cambieresti. Mi viene da chiedermi a questo punto se esista veramente la felicità. Probabilmente esiste eccome. Basta non guardare gli attimi in cui avevi dei problemi, guardare invece gli attimi in cui li avevi risolti. Questo potrebbe creare nel nostro ego un senso di appagamento e autostima che si potrebbe chiamare felicità. Ma è veramente questa la felicità? Siamo veramente felici? Sarebbe bello saperlo. Io di sicuro non lo so. Vita te lo sai?

Era ancora immerso nel suo scrivere, cancellare e riordinare gli appunti del block notes. Quando il campanello suonò.

J: “Chi è?”

E, F: “Jacob! Sorpresa! Siamo mamma e papà! Buon compleanno tesoro!”

Oddio! Può essere vero?! No dai! Non ci credo!

Controllando il calendario di fianco al citofono si sentiva rabbrividire.

Come si fa a dimenticare il proprio compleanno?! Deve essere il mio maledetto pensare. La mia maledetta coscienza con cui parlo in continuazione. Coscienza ci sei te dietro tutto questo vero? Ti ho beccata! Ti sei rubata anche la memoria del mio compleanno! Mi fai schifo!

E: “Tesoro?! Apri la porta o ci vuoi far aspettare ancora molto?”

J: “Ehm, certo! Venite! Venite!”

Non sapeva cosa lo spaventasse di più: il fatto di aver dimenticato il suo compleanno, o il fatto che i suoi genitori avessero viaggiato mezzo mondo per venirlo a trovare. Era sempre spaventato dalle loro visite. Temeva sempre che fossero ottime scuse per farlo tornare al college.

Tornare mi fa quasi ridere. Ci sono andato due settimane. Per poi capire che non volevo più sentire professori che convertivano la mente degli studenti al loro pensiero. Ho sempre pensato che la scuola sia solo un’arma della società per mettere in testa alla gente l’idea che questo mondo funzioni perfettamente. Sono sempre stato più per l’auto educazione. Probabilmente ho torto. Ma magari no. Preferisco seguire il mio pensiero. Mi sento migliore seguendo le mie idee.

E: “Jacob! Quanto tempo è che non ci vediamo! Come stai? Sei dimagrito! Mangi? Come sta il tuo compagno Flett? Dov’e’ ora? Ti sei deciso a cercare un lavoro? Hai fatto nuovi amici?”

J: “Mamma, non pretenderai che io risponda a tutte quelle domande!? Comunque Io sto bene! Sono felice di vedervi! Che mi raccontate?

E: “Oh! Avremo tempo per le chiacchierate di famiglia più tardi! Ora andiamo da Carine!”

J: “Perché da Carine?!”

E: “Puoi non fare domande!? Vieni e basta! Dai!”

J: “Non avrete organizzato una festa a sorpresa!? Voglio dire se fosse così non siete bravissimi con le feste a sorpresa!”

F: “Ecco! Lo sapevo! Vabbeh, ora è solo una festa! Ora che ci hai scoperto vieni alla tua festa?”

J: “Ah ah! Volentieri babbo!”

Elenoire e Frederick erano da sempre genitori felici, anche quando Jacob gli disse di essersi ritirato dal college lo capirono. Sapevano che loro figlio non aveva una mentalità di un ragazzo della sua età. Sapevano che era una mente strana la sua. E preferivano appoggiarlo che creargli altri problemi in testa. Sapevano che si tormentava spesso. Sapevano. Lo conoscevano bene. D’altronde era loro figlio.

Vedendo tutte queste persone che si divertono alla mia festa mi fa sembrare un po’, come dire, quello buono. Forse perché in mezzo a tante persone felici la nostra mente si adatta. O forse perché far felici gli amici, vederli gioire, vederli sorridenti è un ottimo modo per sentirsi felici. Spesso la nostra felicità interiore è fortemente condizionata dal mondo là fuori. E’ probabilmente da questa situazione di equilibrio tra dentro e fuori l’individuo che si creano veramente i legami di felicità tra le persone. Chi vuole essere felice fa felici gli altri.

Pensare che poco più di un’ora fa mi chiedevo se esistesse veramente la felicità. La vita sa darti le risposte. Ma te devi saperti porre le domande.

VI – Trovare Piccole Soluzioni

Era passato un giorno dall’incontro con Carine. Per fortuna Jacob era riuscito a convincere il dirigente del college a riammettere la sua amica. Se voleva, sapeva essere molto persuasivo con le parole, e giocando tra i sentimenti di Carine e la partenza del fratello non superata, era riuscito a mettere in piedi un discorso che ridiede a Carine il suo posto nel college.

Peccato che l’uomo sia spesso stupido pensando che non si possa risolvere tutto a parole. E allora si chiude dentro di se, cercando di trovare una soluzione. Oppure lasciando correre e dimenticare. Bisogna avere coraggio nella vita.

Ci risiamo, parlo di vita io. Io che sono probabilmente la persona in vita più mentalmente morta in terra.

Stava seduto al bar di fronte al suo appartamento. Il block notes come sempre aperto e un aperitivo non ancora iniziato sul tavolino.

Carine mi ha dato come un pugno nello stomaco, trovarla in quelle condizioni non mi è stato molto utile. Certe volte la vita è così forte da abbattere anche le persone più vitali che conosci. E per chi è già abbattuto di suo è un colpo mortale.

Jacob era ancora spossato dalla visita a Carine, tutti i dubbi che avrebbe dovuto svuotare erano ora fossilizzati nella sua testa. Continuava a pensare alla vita, alla sua vita, al fatto che secondo lui stava fallendo. Non sapeva ben cosa, ma era sicuro di star fallendo.

Decise che era ora di tornare da Flett, era pronto a rischiare lo scontro con i genitori. Pronto a spiegare a loro gli attimi di Flett prima di essere coricato su un letto di ospedale. Si sentiva deciso, prese il suo coraggio e andò alla macchina, lasciando il conto e il bicchiere d’aperitivo ancora pieno sul tavolino.

L’odore di medicine gli faceva girare la testa. Camminava lungo il corridoio. Infermieri e medici correvano da stanze a stanze cercando di fare il loro lavoro.

Sono felice di non essere un medico, uccidere uomini non è mai stato il mio forte. Poi già i problemi che ho io, se devo anche macchiarmi la coscienza non andrei molto lontano. Fare il medico è come andare contro la natura. Tieni in vita un novantenne che dovrebbe già essere morto da dieci anni. Non vorrei essere un novantenne.

Vide la stanza di Flett sulla sua destra, rallentò il passo e fece un forte respiro. Entrò con gli occhi chiusi per poi scoprire che Flett era solo, una volta aperti.

Uffa, una volta che mi decido ad affrontare qualcuno la vita mi toglie il mio attimo di coraggio. Grazie vita.

Prese il block notes e scrisse qualche pagina…

Quanti vecchietti che ci sono qui. Almeno si tengono compagnia raccontandosi le loro storie di vita. I nonni devono sapere molto della vita. I nonni sanno sempre dare consigli al neo genitore, oppure ai ragazzini. Sono sempre buoni con i nipotini. Sono delle persone fantastiche. Anche i miei nonni sono fantastici. Peccato che siano lontani, mi farebbe piacere vederli.

I vecchietti soffrono le ingiurie degli anni in cambio di conoscenza. Ogni ruga sul loro volto è un consiglio imparato da dare. Così la penso io. I nonni sono un po’come i preti dei non credenti. Per me sarebbero meglio dei preti. T’insegnano la vita senza dirti Dio è potente, Dio perdona, vivi per Dio, Dio è la meta Dio è la soluzione e robe del genere. T’insegnano stando con i piedi per terra, vivendo la vita di tutti i giorni come facciamo noi.

S’interruppe all’improvviso. Tutto quello scrivere di vecchietti gli aveva dato qualcosa da fare.

“Flett, torno appena ritrovo la forza di parlare con i tuoi. Te prenditela comoda eh”

Anche con le persone in coma ora parlo! Bah!

Prese le chiavi e si diresse alla macchina.

Guidava e pensava.

Quando sei in difficoltà la vita ti mette davanti a te stesso. Non puoi pretendere di sapere la soluzione. Sarebbe troppo semplice e noioso. Ma puoi pretendere di lottare per conoscerla. La vita ti lascia lottare. E lottando conosci te stesso. Quando sei fermo è perché non hai analizzato bene tutte le tue possibilità. Quindi devi tornare davanti a te stesso e cercare. C’è sempre una soluzione.

Arrivato, spense il motore, scese dalla macchina e si avviò lungo il vialetto.

Suonò il campanello e attese paziente.

K: “Chi è?”

J: “Sono Jacob, si ricorda di me?”

K: “Jacob! Oh che piacere vederti! Che ci fai qui?”

J: “Posso portarla fuori a cena? Ho molto bisogno di parlare con lei Katherine!”

La soluzione è spesso vicina a noi, non serve increspare gli occhi e guardare lontano.

V – A Casa Di Carine McCandless

Correva veloce sotto la pioggia. Il marciapiede era completamente pieno di pozze d’acqua piovana. Non c’era modo di restare asciutti. Al primo bar che vide lungo il percorso s’intrufolò dentro. Era imballato, ma trovò comunque un tavolino. Ordinò una spremuta d’arancia e aprì il block notes.

E’ fantastico come, quando tutto va bene, la vita sappia sempre cambiare il tuo stato  d’animo. Fantastico vita, ci sei riuscita un’altra volta a trasformare la mia felicità nella mia monotona smorfia giornaliera.

Le persone là fuori sembrano proprio impazzite. Voglio dire, l’acqua non fa così male. Corrono incontrollati, fradici, verso la loro meta. La cosa più buffa è che sparlo di quelle persone, quando cinque minuti fa ero io al loro posto. Probabilmente mi sarei sparlato dietro da solo cinque minuti fa. Non giudicare se non vuoi essere giudicato. Ed io riesco addirittura a giudicarmi da solo. Sono divertente! Dite di no! Natura, riesci sempre a mettermi del casino in testa.

Questa storia del “parlarsi dietro da solo” gli mise un semisorriso in faccia. Subito dopo il cielo si schiarì dal grigiore delle nuvole.

Aspettavi un mio sorriso per rasserenarti eh amica natura? Ti ho beccata!

O probabilmente è solo il fatto che siamo noi a farci la nostra sorte. Il nostro destino. Lo facciamo noi con i nostri atteggiamenti verso le cose, verso la vita. Se fosse così sarebbe meglio essere positivi nei pensieri. Spero in ogni caso che non sia veramente così perché con gli atteggiamenti che ho avuto in passato mi aspetta una vita proprio da schifo. In ogni caso mi piace pensare che la natura sia mia amica. Grazie natura per tutto questo sole.

Il sole brillava, infatti, alto oltre il mezzogiorno. E Jacob ripresosi la sua felicità insolita continuava a camminare sul marciapiede.

Era arrivato. La casa di Carine era in fronte a lui. Fece un lungo respiro e bussò alla porta.

C: “È aperto!”

Una voce invitò Jacob a entrare nella casa. Appena dentro vide la sala del tutto a soqquadro. Vestiti sparsi ovunque, la televisione accesa. Cd sul pavimento, cassetti aperti straripanti di roba.

È quasi peggio dell’ambiente in cui vivo con Flett. Chiamarla casa la nostra sarebbe solo un’illusione. Forse è per questo che non mi è mai piaciuta. Ci sto solo per dormire, anche se la scorsa notte ho preferito dormire su un prato che in casa. Buffa la vita.

C: “Sono in camera!”

La voce attirò Jacob nella stanza da letto. Lì vide una cosa che non si sarebbe mai immaginato.

Carine era appoggiata a un piede del letto, seduta sul pavimento. La puzza era nauseante. Lei stava bevendo da una bottiglia di liquore. Era evidentemente ubriaca. Proprio come quei barboni per strada. Con la barba lunga, seduti sul marciapiede, con la bottiglia di vino. Una ragazza di diciotto anni non dovrebbe assomigliare a uno di quei barboni.

C: “Cap? Che ci fai qui?”

J: “Mi sei mancata Cary! Ero passato per riagganciare un po’ i contatti! Ma che ci fai qua da sola?”

C: “Cap, mi hanno cacciata dal college. Ho picchiato una ragazza. Continuava a sbeffeggiare Chris, dicendo che fosse morto. Non sono riuscita a resistere. Sono una persona orribile Cap, vattene prima che picchi anche te! Sono fuori controllo!”

J: “Non dire fesserie Cary! Sei solo piena di emozioni, e lo sai meglio di me! E sono sicuro che Chris sta alla grande, ovunque possa essere ora. Se la sa cavare tuo fratello Cary, non ti devi preoccupare. Ora molla quella bottiglia e vieni qua dai!”

C: “Oh Cap, da quando se n’è andato non mi sento più viva, ho provato a nascondere tutto e sono finita a fare a botte!”

J: “Tranquilla! Ci sono qui io ora! Va tutto bene… Va tutto bene!”

È strano come gira il destino. Cerchi con sicurezza la persona che ti dovrebbe aiutare, e finisci abbracciandola forte per consolarla. Lei piangeva.

Ho scoperto che nessuno è indistruttibile. Abbiamo tutti emozioni, e quando prendono il sopravvento non c’e’ niente da fare. Devi solo sperare che ci sia un amico che si prenda cura di te. Carine era stata fortunata. Ma, ora chi si sarebbe preso cura di me?

IV – Una Finestra Sul Passato

F: “Cap! Cap alzati! Dai dormiglione, non sprecare il tuo tempo!”

J: “Flett, lasciami dormire, sono le sei del mattino!”

F: “Dai pigrone fidati, vieni a vedere l’alba! E’ fantastica!”

J: “Ok, Ok, adesso mi vesto e vengo!”

F: “Macché ti vesti! Vieni in pigiama! In fretta!”

Era una delle mattine d’estate. I due ragazzi si divertivano ad andare in giro per le campagne e migrare da un posto all’altro in tenda, vicino al loro paese. Quel mattino Flett aveva deciso di guardare l’alba. Diceva sempre con Jacob: l’alba è un qualcosa di unico amico, non puoi lasciarla andare. E’ un qualcosa che ti scalda l’anima, per quei pochi minuti di rossore intenso ti senti calmo dentro. I problemi spariscono, è meglio di molte droghe, e fidati di me che di droghe me ne intendo!

Appena Flett mi mostrò l’alba mi resi conto di non averla mai vista, almeno non così bella. Il sole che nasceva dal piatto mare di blu profondo. Varietà di colori dipinte in cielo facevano felice gli occhi dell’osservatore. La natura è veramente bella.

J: “Flett, da quando sei fissato tanto con l’alba?”

F: “Vedi Cap, Jessica è sempre stata una donna stupenda, non potevo desiderare di più. Bella come il sole, con un’anima profonda quanto il mare. Semplicemente magnifica. La scorsa estate come ben sai, andò in vacanza con suo fratello, a fare trekking in montagna. Io me ne restai a casa, sai lavoravo al tempo. Ti ricordi il negozio di musica?”

J: “Certo, ci abbiamo lavorato per un bel po’, carino come lavoro. Non lo rimpiangerò mai! Comunque dicevi? Vai avanti con la storia.”

F: “Beh era domenica, proprio come oggi. Io cercavo di recuperare il sonno perso dal sabato precedente, probabile che fossi stato ubriaco, o semplicemente felice. Beh fatto sta che dormivo. Squillò il telefono, erano le sei di mattina. Era il fratello di Jessica. Ricordo le sue precise parole come se fosse ieri:

‘Flett… Jessica è caduta… eravamo su un percorso ripido, io le ho detto che era pericoloso e di cambiare tragitto. Ma sai lei com’è decisa… L’ho vista precipitare giù e ruzzolare per tutta la montagna…… Mi dispiace……… Non ce l’ha fatta……… E’ morta sta notte in ospedale.’

“I miei occhi annegati tra le lacrime buttarono uno sguardo fuori dalla finestra. C’era l’alba. Era bella come lei.”

Ristette per qualche secondo con le lacrime agli occhi con sguardo triste, solo un istante prima di mostrare il suo solito sorriso.

“Da quel mattino, tutte le domeniche alle sei mi alzo e la guardo. Guardandola mi sembra di vedere Jessica. Il mare blu come i suoi occhi. Il rosso dei suoi capelli. Ogni volta che la vedo sento che lei è li.”

“Per questo Cap sono così fissato con l’alba. Per me l’alba è Jessica. L’ho amata e sempre l’amerò’.”

Da quelle profonde parole di Flett capii che chi riceve in dono l’amore si può ritenere vittorioso nella vita. Una volta amato si ama per sempre. Flett era sempre stato profondo nei sentimenti. E sempre innamorato della sua donna.

Non so perché non mi avesse mai raccontato quella storia. Sapevo che Jessica era morta. Fui la prima persona che chiamò mentre guidava per andare a vedere il corpo della fidanzata, ma non si dilungò molto nei dettagli. Giustamente, neanche io l’avrei fatto. Avrebbe voluto dimenticare tutto ma, non si può dimenticare chi hai amato. Flett aveva trovato la sua soluzione, e sembrava veramente felice.

Ora io spero di trovare la mia soluzione al più presto. La soluzione della mia vita. Flett sembrava felice, quindi doveva essere qualcosa di potente. Sarebbe stato fico trovarla. Sì, la troverò anch’io, d’altronde non ho fatto cose così brutte da non meritarmi una soluzione.

Cerco la mia soluzione.

III – Colazione Da Katherine Stanford

Bussò rumorosamente alla porta di legno. Sembrava fossero tutti fuori di casa quel mattino. Probabilmente alla messa della domenica, erano sempre stati una famiglia fedele a Dio. Deluso tornò verso la macchina, quando sentì la porta aprirsi. Cigolante, lentamente si apriva. Una vecchietta si affacciò all’uscio chiedendo a Jacob di presentarsi.

J: “Salve! Io sono Jacob Capers. Ero venuto a cercare Carine McCandless! È in casa?”

K: “Ah! Mi dispiace caro. La famiglia McCandelss non vive più qui! Si è trasferita l’anno scorso.”

Sinceramente lo sospettavo.

J: “Sa dove posso trovarla?”

K: “Io no, ho parlato solo con i genitori per le pratiche dell’acquisto della casa e non mi dissero dove si sarebbero trasferiti. Ma quando ho cambiato casa la ragazza del bar qua di fronte mi ha accolto calorosamente. E mi disse di conoscere Carine. Forse lei ti può aiutare!”

J: “Grazie infinite signora… ehm… il suo nome?”

K: “Katherine! Katherine Stanford!”

J: “È stato un piacere Katherine! Ora se permette inizio le ricerche!”

K: “Certo caro!… ehm… Vuoi per caso fare colazione? Ti posso offrire la colazione se vuoi!”

J: “Diamine! Perché mai rifiutare?! Con piacere Katherine!”

Parlare con quella vecchietta è una delle cose più interessanti che ho fatto negli ultimi due anni. Parecchio direi. Era così felice di avere gente in casa, ed era stupendamente accogliente e gentile. Mi fece ricordare che dopotutto di persone buone ce ne sono ancora. Basta cercarle. Era talmente felice che avrebbe potuto nascondere quel luccichio di tristezza nei suoi occhi. Perdere la propria metà deve essere orribile.

Spero di non dover mai passare attraverso una cosa del genere. Anche se con Flett ci sto andando piuttosto vicino. Speriamo che se la cavi, non so come farei senza di lui. Voglio dire, cazzo è l’unico vero amico che conosco. Da quando Chris ci ha lasciati e Carine si è trasferita Flett è l’unica persona che mi rimane.

“Mi scusi, ma se vuole rimanere seduto al bar deve consumare.”

J: “Ah già! Mi scusi! Ehm, un caffè macchiato per piacere!”

“Ok, vuole anche qualcosa da mangiare? Abbiamo delle paste calde appena fatte!”

J: “Ho già mangiato, ma l’idea dell’‘appena fatto’ mi piace. Si per piacere anche una pasta, la scelga pur lei. Ehm… mi può fare un favore?”

“Certamente, mi dica.”

J: “C’è una ragazza giovane che lavora qua?”

“Se intende Kari si! Gliela chiamo?”

J: “Si grazie!”

Era veramente entusiasta di come si stava sviluppando la mattinata. Tutto regolare.

Credo che non mi succedesse una giornata così dalle ultime vacanze di pasqua. Mi divertii come un forsennato quei giorni!

Non posso far altro che sorridere.

Avete presente quando nei film, il sole brilla sull’erba verde, gli uccellini cantano volando in cielo e i frutti sono grossi sugli alberi? Beh non era per nulla così, anzi il cielo era prossimo ad un acquazzone. Però la vita mi sorrideva, e in tutta la mia deprimente vita ho imparato una cosa. Quando la vita ti sorride sei dannatamente fortunato quindi abbandona i pensieri tristi e fatti trasportare.

Penso che sarà proprio quello che farò oggi.

Fece giusto in tempo a mettersi un mega sorriso in faccia che Kari arrivò con la colazione.

Scrisse l’ultima riga prima di chiudere.

Chris, dovresti vedermi in questo esatto istante, saresti molto orgoglioso di me!

II – La Partenza Di Christopher McCandless

Era l’alba ormai, lui si era coricato per la notte sul verde manto brinato. La sera prima aveva deciso che era troppo tardi per riprendere la macchina e tornare a casa, e poi dopotutto a casa non ci voleva tornare. Non ora sicuramente.

Strofinandosi gli occhi allungò lo sguardo verso il mare, ora più blu che mai, faceva un tutt’uno col cielo. Un blu intenso e puro. Prese in mano la penna e scrisse l’ultima riga prima di chiudere il suo block notes.

Se solo tutto potesse essere facile e bello come il blu del cielo.

Si alzò da terra e senza una precisa destinazione andò alla macchina. Guidò verso casa pur sapendo di non volerci andare, ma era l’unico posto che gli veniva in mente. Sarebbe voluto tornare da Flett, ma non se la sentiva di correre il rischio di trovare i genitori frustrati. Cercò di abbandonare il pensiero del suo amico almeno per ora.

Mentre guidava gli venivano in mente le lunghe chiacchierate con Chris, o meglio, Alex. Si era divertito tanto quella lontana estate in sua compagnia. Gli dispiacque che ora Chris non ci fosse più. Era partito. Proprio come avrebbe voluto fare lui. Da solo col suo zaino vagava dove lo portava il destino e dove lo guidava il cuore. L’ultima volta che sentì Chris fu per lettera, dove gli comunicava di aver cambiato nome in Alexander Supertramp e di essere diretto in Alaska alla ricerca della libertà estrema. Capì che Alex, o Chris, non voleva essere trovato, per cui non lo cercò mai.

Il vuoto che Chris lasciò in lui era immenso. Era ancora un ragazzino quando lo abbandonò per “girare alla ricerca dell’anima”. Avrebbe voluto seguirlo con tutte le sue forze ma Chris glielo impedì. Ricorda ancora le sue ultime parole prima di dare il suo addio: “Ricorda Cap, se vuoi qualcosa nella vita allunga la mano e prendila!”.

Ah Chris! Se fossi qui! Ora saresti alquanto deluso di me. Insomma sono qua che cerco la forza di seguirti, ma sono parecchio sicuro che non la troverò mai. Se solo avessi avuto il tuo coraggio, la tua fermezza. Sapevi quello che volevi a diciotto anni. A vent’anni avevi allungato la tua mano e sei partito via per il “non ne ho la più pallida idea”. Hai sempre saputo quello che volevi e dove cercarlo, e sapevi che non l’avresti trovato qua.

Ora io sono qui che rimando sempre. Più avanti capirò. Più avanti cercherò. Più avanti troverò la forza di seguirti. È sempre un “più avanti”. Ed io sono sempre più patetico. E la cosa più orribile è che lo ammetto davanti a me stesso. Ti prego Chris non tornare. Resteresti tremendamente deluso dal ragazzino che hai lasciato.

Mentre tutto quella bufera gli soffiava in testa gli venne in mente la persona giusta verso cui dirigersi. Carine McCandless, sorella di Chris. Anche lei era stata svuotata di una buona parte di se quando il fratello lasciò la sua terra. Carine e Jacob si erano sostenuti a vicenda i primi tempi dalla partenza dell’amico-fratello. Dopo si dovettero separare per studi personali.

Decise di dirigersi verso il vecchio indirizzo dell’amica sperando di trovarla ancora là, o almeno di ottenere più informazioni su di lei.

La sua anima si era appagata. Ora aveva in testa una cosa e avrebbe fatto di tutto per trovare la sua amica. Era tanto tempo che non la sentiva e le mancava. Una chiacchierata con lei era quello che ci voleva. Lei aveva sempre avuto il potere di farlo stare meglio con se stesso.

Non mi sono mai sentito cosi bene da quando lasciai la casa di mamma e papà. Ero carichissimo di vivere la mia vita solo.

Mentre pensava non si rendeva neanche conto di dove stava guidando la sua macchina. Si era perso in aperto “nulla”. E non sapeva assolutamente verso dove andare, ma era felice di avere qualcosa da fare.

Tirò fuori il block notes.

Perdersi nei pensieri fa più bene che male.

I – Pensieri di Jacob Capers

Stava adagiato, sull’erba guardando la luna e pensava. Era ancora giovane e pieno di vita. Beh, non molto pieno di vita, i suoi problemi lo assillavano da quando aveva iniziato a farsi le sue deludenti domande sull’esistenza. Tutti i suoi quesiti in testa nacquero l’anno prima. Quando sedeva accanto a Flett.

Osservava profondamente quell’elettrocardiogramma agitarsi su e giù. La puzza di medicine gli dava alla testa. Aspettava speranzoso una parola di Flett, o una buona notizia dal dottore. Aspettava, niente di più. Sentì, lungo il corridoio, la voce spaventata della madre dell’amico. Non avrebbe mai voluto incontrarla in quel momento. Troppe spiegazioni e troppe lacrime sarebbero state spese. Non se la sentiva per nulla, non aveva la forza per sopportarli. Decise di lasciare la stanza e andarsene, prima che i genitori in preda alla disperazione mettessero piede là dentro.

Salì in macchina e guidò. Non voleva andare a casa. Vedere le cose di Flett sparse per l’appartamento non sarebbe stato utile. Preferì andare lontano da tutto il caos che lo circondava. Si ritrovò, così, sulle colline della periferia abbastanza lontane da distruggere ogni rumore cittadino.

Si sedette solitario, guardando il mare lontano, pensava e ripensava a quella notte. Voleva tornare indietro, fermarlo. Probabilmente il suo intervento non sarebbe bastato, ma si sarebbe sentito sicuramente migliore provandoci.

Era uno scrittore, o meglio, così lo definivano gli amici. Per lui ciò che scriveva era solo patetico, ma era apprezzato e non smise mai di condividere i suoi testi.

Così prese il suo block notes e iniziò a scrivere al chiarore lunare, seduto solitario.

Diciotto anni sono pochi direste voi. Fai giusto in tempo a capire chi sei e cosa vuoi fare, qual è il tuo interesse principale. Cosa ti piace fare insomma. Io in realtà non ho capito niente di tutto ciò. Non ho la minima idea di cosa mi aspetti. Me ne sto tranquillo nel mio mondo.

Veramente pretendo solo che sia il mio mondo, è semplicemente il mondo di tutti. Definirlo “mio” mi fa stare meglio, pensando di non essere esattamente uguale a tutti gli altri. Anche se, difficile ammetterlo, sono come tutti loro. Quelli che vivono con mille comodità. Pensando a farsi belli per il sabato sera. Chi può biasimarli? A questa età credi parecchio nell’amore. Credi di essere qui per amare un altro e quando lo trovi sei sempre più convinto del tuo pensiero.

Io non ho trovato questa persona. Diciotto anni sono pochi, me ne rendo conto. Ma, come dire… basta! Insomma chi ha voglia di aspettare? Mi piacerebbe fare come Alexander e andarmene via il più lontano possibile senza niente. Solo il mio zaino e la natura, anche se non so bene cosa sia questa natura. La mia prima vera camminata nella natura fu veramente devastante. Avevo la fatica che mi diceva: “Dai! Jacob! Fai schifo! Non puoi andare avanti! Guardati!” Per fortuna eravamo in gruppo. Ero piccolo e debole, il mio corpo non sarebbe andato avanti da solo.

Voglio scappare, solo, oppure con un’amica, quella più intima, quella il cui rapporto si avvicina alla parola “amore”, che vada oltre il fisico e lo psicologico. Quella con cui hai il legame più forte che ti sia mai capitato. Penso che sarebbe la persona migliore da portarmi dietro. Probabilmente lei non è così stupida come me. Partire per il niente con niente non è mai stata un’idea da sani mentali. Magari la convinco.

E’ un po’ come quei viaggi spirituali alla ricerca di Dio. In realtà non ho la minima idea di come si svolga uno di quei viaggi. Non m’interesso più a Dio com’ero abituato qualche anno fa. Ormai penso ci siano troppi credi. Buddha, Allah, Dio, Gesù, Maometto e tutti gli altri. Se dovessi veramente scegliere crederei a Buddha solo perchè sarei in forma fisica migliore del mio dio e sarebbe sicuramente un motivo di felicità.
Vorrei avere la forza di andarmene. Spero di riuscirci un giorno. Magari andare a quel giorno troverò la mia lei, e magari verrà con me, oppure è sempre buona l’idea dell’amica, o la solitudine. Ho sempre avuto paura della solitudine. Penso sia un ottimo modo per vincere me stesso.

Cap.

Piove


Pioggia che cade bagnando sentieri,
bagnando la mente offusca i pensieri.
La gente cammina veloce occupata.
Vita da schiavi va avanti ignorata.

Pochi informati su ciò che succede.
Tristi speranze e filosofi in fede.
Sistema corrotto avanza e saccheggia,
guida gli ignari contro una breccia.

Vicini al collasso senza impressioni.
I migliori continuano con soluzioni,
per tutti coloro che vivono stanchi,
stanchi trainando gente sui fianchi.

L’unica cosa che ti rassicura,
è l’ignoranza profonda, insicura,
per non vedere la pioggia che fuori,
bagna sentieri del tutto illusori.

Colori


Armonia di vita serena vissuta,
la forza che ognuno ritiene sperduta.
Giocoso decoro, purezza splendente,
fortuna di tutti, al sol sorprendente.

Dispersi in un mondo oscuro profondo.
Trovarli è da sempre unico al mondo.
Dono di alcuni sorrisi splendenti.
In pochi conosco che mostrino i denti.

Sommersi non morti in tristi biancori.
Pallidi, piatti in nere prigioni.
Mischiati abilmente con grigi illusori.
Stancante è l’opera cercante colori.

Il mondo che stanco cammina su strada,
grigia d’asfalto, ardua e malsana.
Guardi per terra tra i sassi taglienti,
alza la testa, al sol mostra i denti.

Rose


Tutto è bello fin quando finisce,
fin quando una rossa rosa appassisce.
Accesa un tempo innalzava allegria
tra il verde intenso di prateria.

Fin quando una storia bella e felice
termina in pianto forte ed audace.
E quando l’istante di piena armonia
svanisce per sempre tra l’agonia.

Devi volare sopra i problemi,
cantare anche quando lo temi,
ridere forte sotto la pioggia,
bagnata da ogni singola goccia.

Dimentica il brutto tempo passato,
accogli il sole da poco spuntato.
La notte è passata, il libro si sfoglia.
Sul prato è cresciuta un’altra piccola foglia.

Nuvole

Soffice spruzzo giovane in cielo.
Nuvola dolce di candido velo.
Soffice macchia in volta celeste.
Forma emotiva, rischiarata sta deste.

Crepuscolo lieve annebbia il biancore
che soffice arretra senza rancore.
La notte prosegue, cancella il disegno,
armonico lieve non lascia alcun pegno.

Soffice spruzzo sicuro al riparo,
mai troverai un tesoro più raro.
Crei tra il velo un mare di offese,
crescente maggiore senza pretese.

Rovescio di gocce ognuna un pensiero,
piovono celeri in mancanza di vero.
La macchia ritorna nel giorno seguente
riflettendo la luce del sole abbagliante.

Indistruttibile

Indistruttibile. Scatta Laura Lei.

Sei chiuso incosciente in abiti stanchi,
appari scontento, spaiato ed arranchi.
Trascini il peso di un’anima ardente,
cercando conforto nel sole levante.

Inganni di ruggine creati nel tempo.
Prigioni di spine ti fanno spavento.
Guardi in gabbia il sole che irraggia.
Il sogno di vita onesta vaneggia.

Cercando una fuga ferito abbandoni
il corpo percosso da false ragioni.
L’anima varca l’ingiuria spinata,
scompare da essa guardante appagata.

Svolazza felice al sole splendente,
libera all’aria fresca trionfante.
Rimembra ligia il corpo giacente.
“Ricorda di questo” enuncia alla gente.

Errante


Profumo del vento scaldato dal sole,
usualmente rimango senza parole
mirando lontano un mondo schiantato,
in basso, lontano, dall’ombra oscurato.

Le acque scrosciano su scoglio senziente.
Seduto là sto, tranquillo veggente.
Là, oltremare la crepa fa brace,
crepa profonda di un corso mendace.

Brucia menzogne floride in terra.
Di sfondo c’è sempre il costume di guerra,
tra razze lontane e credi sprezzanti.
Si affrontano sui poveri agonizzanti.

Poco gli importa del diritto di vita.
Ormai la ragione è del tutto sbiadita.
Attonito osservo estraniato contrario,
favorisco il mio spirito da solitario.

Sete

O anima avvolta dal canto di pace
che cerchi l’anima cantante la luce,
resti nel mondo oscuro di un tempo
accolta dal cuore del tuo firmamento.

Non vedi altro che notte imbandita
di stelle solite a vederti sbiadita,
patisci il freddo del cuore assetato
soffrendo il vuoto del cuore assolato.

Ardente anima vagante d’oriente,
vaneggi da sempre nel cielo tuo urlante.
Erri dispersa tra soffici nuvole,
pensi alla notte come alle favole.

Celata la vita di chi per te sviene,
perpetua ignoranza di ciò che poi viene.
Avanti prosegui per sentiero assolato
dietro ti segue un cuore assetato.


Lupo

Lupo. Scatta Chiara Marinelli.

Come gocce di rugiada tutto cade ma niente resta,
cade lenta la pioggia sul terren di foresta,
si accumula in pozze di grandi pensieri,
a volte pur falsi, ma spesso son veri.

Questi ignorati da gente comune
son raccolti da persone con ben più acume,
persone speciali, vitali, ma pur sempre mortali,
sembrano lupi giunti a canali.

Lenti bevon fonti di gran saggezza
appoggiano il muso, l’acqua accarezza,
si dissetano con questi pensieri
osservando la vita di ieri.

La tempesta ormai passata
è ricordo lontano di un’avventura celata
allo sguardo di spensierati
che vanno avanti seguendo vecchi antenati.

Sii un po’ lupo, o te che cammini
per strade strane senza confini,
fermati a questi ricordi, bevi,
da tali pensieri che spesso temevi.

Soffocare

Soffocare. Scatta Laura Lei

Si nasce vittoriosi di fiducia incompresa
convinti che ogni istante sia una vittoria già presa
strani si cresce, rigogliosi e ridenti
esprimendo la gioia tra i sussurri dei venti.

Il sole ci afferra ci cresce ci scalda
lunghe giornate inseguendolo all’alba
tristi si scopre che il sole è lontano
giornate spese cercandolo invano.

Ulteriore sciagura si scopre da vecchi
il sole si fionda sui rami ormai secchi
la causa di orgoglio fiorito di un tempo
sfiorisce, si accascia su ciò ch’è ormai lento.

Secca le foglie di un albero stanco,
perde il verde un tempo sul fianco
si accascia per terra, su ciò che ha disperso
cercava da verde un destino diverso.

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